Firenze: Pietrasanta, acqua non potabile a Valdicastello, allarme in ritardo di 4 anni
Pubblicata il 08/10/2014 in News e informazioni

L' hanno tenuto nascosto per anni, Valdicastello Carducci non è mai stato allertato.

Nemmeno un generico allarme. Dei mille abitanti della frazione di Pietrasanta, famosa per essere il borgo natio del poeta, fino a ieri quasi nessuno sapeva che l' acqua che sgorga dai loro rubinetti fosse inquinata dal tallio; e che ogni volta che bevono, cucinano o fanno una doccia sono esposti a quantità troppo alte del metallo pesante.

Solo ieri è stata divulgata la notizia di analisi preoccupanti eseguite dall' Asle di un rischio concreto per la popolazione. «Sta passando un' auto della Municipale,i vigili avvertono tutti di non bere né usare l' acqua per cucinare», racconta uno dei residenti al circolo del paese. Eppure Gaia spa, la società di gestione della rete idrica per la Toscana nord, e soprattutto la Asl 12 di Viareggio sapevano. Almeno da quattro anni. Ma solo da 24 ore i vertici di enti e istituzioni locali hanno cominciato ad attivare le prime misure di sicurezza.

«Siamo sbigottiti - dicono i residenti - non ci hanno mai detto niente, comeè possibile?». Ad inchiodarei soggetti coinvolti alle proprie responsabilità ci sono le carte, tre documenti che Repubblica ha potuto visionare. A far muovere per la prima volta le autorità è stata una lettera indirizzata ad Asl, Comune di Pietrasanta, ministero della Salute e Istituto superiore di Sanità dall' Università di Pisa.

È datata 11 settembre. Gli studiosi del dipartimento di Scienze della terra, che stanno conducendo studi geochimici e idrogeologici sulle vecchie miniere di pirite delle Apuane, scoprono nell' acqua di Valdicastello un' anomalia grossa come una casa: alcuni campionamenti eseguiti l' 1 e il 9 settembre «su una serie di fontane di acqua potabile ad uso pubblico» evidenziano la presenza di tallio con «concentrazioni che variano da 1,77 µg/l a 10,1 µg/l». È il secondo valore a preoccupare i ricercatori. Perché questo metallo pesante, scrivono, «pur non rientrando tra i parametri espressamente elencati nella direttiva europea sulla qualità delle acque (la 83 del 1998), come specificato nel d.lgs 31/2001 che la recepisce, non deve essere presente a livelli potenzialmente pericolosi per la salute umana». Il tallio, dunque. Usato spesso come topicida, Agatha Christie lo ha eletto ad arma del delitto in uno dei suoi romanzi. Ecco, secondo l' Epa, l' agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, il tallio comincia a diventare un potente cancerogeno sopra i 2 µg/l.

E quei livelli, a Valdicastello, sono stati superati di parecchio, in un caso di quattro volte rispetto al limite tollerato, e non solo quest' anno. Lo ammette, nero su bianco, la stessa Asl 12 nel verbale della riunione convocata lo scorso 22 settembre e lo ribadisce Gaia spa un giorno dopo in una lettera che abbozza possibili soluzioni. «Ridurre la portata della fonte Mulini di Sant' Anna di Stazzema (quella inquinata, ndr), miscelandola con quella proveniente dalla sorgente Moresco». Quella di Sant' Anna è una risorsa strategica sul territorio, poiché serve anche le reti idriche di Pietrasanta, Capriglia e Capezzano Monte. E gli aspetti più inquietanti di questa storia vengono fuori proprio nella riunione con la Asl.

Al verbale vengono allegati i risultati di analisi svolte dal Laboratorio di Sanità pubblica di Lucca dal 2011 al luglio scorso. Tre le stazioni di prelievo: due a Valdicastello e una in piazza Statuto, in centro a Pietrasanta. Sono cinque gli sforamenti registrati nel borgo di Carducci, neanche uno in città. Ma neppure la Regione è stata mai avvertita.

Gaia e Comune ieri hanno piazzato in paese due cisterne di acqua potabile, quella dell' acquedotto potrà essere usata solo per l' igiene personale. Ma perché i cittadini non ne sapevano niente?

E perché l' Asl non ha mai attivato procedure di emergenza come quelle in corso da ieri? «Io so di questa storia solo da dieci giorni - dice il sindaco Domenico Lombardi- appena miè arrivata richiesta dall' Asl ho emanato un' ordinanza».

Ora però fra le gente del borgo di Carducci aleggia uno spettro: che ad inquinare la falda di sorgente possano essere state le vecchie gallerie del Pollone, da cui i minatori hanno estratto pirite fino agli anni ' 60-' 70. 

di Mario Neri e Fabio Tonacci


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